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Castello di Marchione. La terra del Cavallo “Conversano”


L’innegabile fascino paesaggistico e storico della Puglia ha sempre alimentato storie ed aneddoti che hanno caratterizzato da sempre il mito del Cavallo. Dal periodo delle Crociate ad oggi, la Puglia è sempre stata protagonista di innumerevoli incroci ed insanguamenti e delle linee che via via si incontravano in queste zone. Dai bretoni franchi ai piu’ veloci cavalli arabi e berberi nacquero delle linee di razza che perfezionarono l’allora cavallo da guerra. Ogni importante rappresentante della Nobiltà locale cominciò a sperimentare i propri incroci che divennero particolarmente apprezzati nel Rinascimento con il nome di Corsiero Napolitano.

 A titolo di approfondimento, abbiamo avuto modo di verificare in alcuni articoli precedenti l’origine del Corsiero Napolitano ed i suoi sviluppi successivi. E’ stato altresì specificato che per “Napolitano” si è inteso tutta l’Italia del Sud identificata nell’antico Regno di Napoli che partiva dagli Abruzzi fino ad arrivare a Reggio Calabria.


Ed in queste zone uno dei maggiori allevamenti che caratterizzò la cavalleria Aragonese del Regno fu quella dei Conti Acquaviva d’Aragona, che nell’area di Conversano, seppero dare lustro ad una delle migliori linee di sangue di cavalli da guerra dalla cui estensione geografica presero il nome.

Con la venuta degli Acquaviva d'Aragona a Conversano infatti, ed esattamente Giulio Antonio I nel 1456, si sviluppò una prestigiosa razza dei cavalli Conversano. Verso la fine del XV Secolo i Conti di Conversano divennero in breve tempo non solo gli allevatori più famosi e conosciuti del Regno, ma anche i migliori istruttori di cavalli, per l'arte bellica e per il trasporto; infatti il conte Andrea Matteo scrisse già un libro sull'arte del cavalcare.

Gli Acquaviva d’Aragona risiedevano abitualmente nel castello di Conversano ed usavano il Castello di Marchione quale tenuta di caccia, costituita da bosco di querce e macchia mediterranea ed estesa duemila tomoli, cioè ettari 1.260; di tale bosco sopravvive un esemplare di quercia la cui età è valutabile in circa cinque secoli. Ubicato a circa 6 chilometri da Conversano, la struttura ha pianta rettangolare, con quattro torrioni cilindrici agli angoli ed è composta di un piano terra, un piano rialzato e un piano superiore. Pare che fu proprio qui che nacque una delle prime “cavallerizze” per addestrare e rifornire la temutissima Cavalleria Aragonese.

Il Cavallo Conversano darà vita ad una delle linee principali di una nuova razza austriaca denominata “Lipizzana”, dalla cui città di Lipizza prese il nome. Fu proprio nella metà del ‘700 che Maria Luisa d’Austria diede questo nuovo nome alla razza, insanguata non solo dai Conversano ma anche dal Neapolitano. Ma la particolarità del Conversano è stata quella di inserire il manto scuro nella moltitudine di razze grigie che andavano a popolare questo nuovo incrocio. Altra rilievo importante da fare sul Conversano è che esso è stato altresì capostipite anche del Cavallo Murgese. Il primo Stallone della razza delle Murge era appunto un Oriundo di razza Conversano.

Ho avuto modo e piacere di visitare la tenuta nello scorso mese di Febbraio in una insolita e calda giornata invernale. Accolto con tutti gli onori sono rimasto sorpreso dal Dott. Michele Forte, erede degli ultimi Conti d’Acquaviva d’Aragona ed amministratore del complesso, che mi ha saputo dare approfonditissime informazioni in merito a tutta la storia dell’insediamento in questione. Una passione che nasce dal rispetto della propria storia e la volontà di preservarla e promuoverla.

Un’eredità “culturale” ed equestre importante per la quale mi sono fatto personalmente promotore con il Dipartimento di Equitazione Storica, di un particolare impegno estivo nel 2020 in cui cercheremo di far rivivere con i nostri Cavalieri ed Amazzoni, i fasti nobiliari e militari di un tempo. Una grande festa che ricorderà le antiche cavallerizze neapolitane dove baldi cavalieri primeggiavano sia in Alta Scuola che in Arte Militare.

Ad approfondire le caratteristiche del Cavallo è stato con un intervento preciso e puntuale di Francesco Minunni, allevatore locale del Conversano e promotore di una rinascita del territorio dal punto di vista storico. E’ merito suo se mi sono avvicinato a questa iniziativa che da troppo tempo era stata programmata, ma innumerevoli vicissitudini ci hanno poi fatto soprassedere.

<< Francesco, credo sia venuto il momento di far conoscere la Storia del Conversano oltre a ciò che ha rappresentato il Castello di Marchione per l’allevamento aragonese >> - l’ho stimolato ad un certo punto del discorso.

<< Ebbene caro Roberto, è una lotta che sto portando avanti da diversi anni. La Puglia e le istituzioni locali devono ben comprendere l’importanza di una simile ricchezza culturale. Ancora oggi quando vado all’estero e dico di venire da Conversano, molti addetti al settore non conoscono la relazioni tra la città di provenienza del Lipizzano e la propria storia. Si sorprendono nell’ascoltare gli aneddoti ed i dettagli dei nostri allevamenti che hanno caratterizzato moltissime razze attualmente ancora in essere. Una riscoperta in tal senso sarebbe un volano importante per l’economia locale.>> - è intervenuto Francesco animandosi con gli occhi manifestando tutta la sua passione per l’argomento.

<< Il Conversano è un grande cavallo "barocco" che ha conservato l'impronta dell'Andaluso e del Neapolitano, dal portamento superbo e nobile.>> - aggiunge con vigore.


Storia del Castello

Si ignora l’origine del nome Marchione, nome che individua sia il castello, sia la contrada. Siffatto edificio era casino di caccia degli Acquaviva d’Aragona, conti di Conversano, la cui filiazione ininterrotta risale a Rinaldo Acquaviva, signore di Atri, vissuto intorno all’anno mille. Con la conquista normanna della Puglia (secolo XI) Conversano acquistò una notevole importanza dal punto di vista strategico ed economico, divenendo contea sotto il dominio di casa Altavilla, dopo la divisione del ducato di Benevento. Notevoli furono le figure di alcuni conti di casa Acquaviva d’Aragona, fra cui il citato Giulio Antonio, valoroso uomo d’armi al servizio degli Aragonesi, che partecipò anche ai fatti di Otranto (1480-1481), rimanendo vittima di un agguato turco. Suo figlio Andrea Matteo, uomo d’armi anch’egli, ma soprattutto dotto umanista, fu protagonista di importanti vicende politiche: partecipò alla congiura dei baroni del 1485 contro il re aragonese; si schierò contro gli spagnoli nel conflitto che oppose Francia e Spagna fra la fine del Quattrocento e i primi del Cinquecento per il possesso del Regno di Napoli, provocando così l’assedio di Conversano da parte degli stessi spagnoli. 



 

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