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DELLA CHIARA ARMATURA

 

Per meglio proteggere la cotta suddetta, ci conviene sovrapporle la chiara armatura, il cui pettorale e la parte da­vanti sono quindi la considerazione della nostra nascita, e la corazza che protegge il dorso è la meditazione sulla morte. Poiché quando consideriamo bene la carne da cui deriviamo e in qual modo veniamo creati e formati nel ventre di nostra madre, ossia dal seme dell'uomo e della donna, che è la cosa più vile che ci sia in questo mondo; quando dunque consi­deriamo bene questo fatto, facciamo attenzione di non man­dare in pezzi la cotta di maglia di giustizia, ingiuriando o nu­trendo dell'odio nei confronti del prossimo o innalzandoci sugli altri per orgoglio. 

Similmente, quando consideriamo vivamente la nostra fine e l'ora della morte, per la quale pri­ma o poi tutti dobbiamo passare, facciamo attenzione di non venir feriti dalle frecce e dai quadrelli dell'avversità o della tribolazione, e di non cadere nel peccato di impazienza o di § mormorazione; poiché sappiamo con certezza che la morte sarà la fine della nostra tribolazione e la porta della gioia e della consolazione, e che tutte le passioni e le avversità di questo mondo non sono assolutamente paragonabili alla gloria, alla remunerazione e alla corona che attendiamo, co­me dice san Paolo: Non sunt condignae passiones hujus tempo-ris adfuturam gloriarti, quae revelabitur in nobis. Sottoponen­doci alle tribolazioni, i nostri avversari visibili ed invisibili non fanno altro che forgiarci una bella corona di gloria, se non vi poniamo ostacolo. 


Per questo David diceva: Supra dorsum meum fabricaverunt peccatores. I peccatori, dice, e i miei avversari hanno forgiato sulle mie spalle una corona di gloria. Ordunque, per non essere vinti dall'avversità o dalla tribolazione, prendiamo la buona corazza posteriore e la for­te armatura della meditazione sulla morte, poiché san Gero­lamo dice: Facile contemnit omnia qui cogitat sempre esse mori-turum. Colui che pensa sempre alla propria morte facilmente disprezza e rifiuta ogni cosa, e soffre volentieri le tribolazioni.

 

 

 

 

 

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